Danze, ricette, storie e leggende, giochi di una volta sono parte dell’identità culturale del Monte di Brianza. Un patrimonio fatto di saperi tramandati di generazione in generazione, di gesti sapienti, di narrazioni raccontate intorno al fuoco che esprimono l’essenza più profonda di questo territorio.
GIOCHI DI UNA VOLTA
Sul Monte di Brianza una volta i bambini si divertivano con poco: niente plastica o videogiochi ma con una corda, un sacco di juta o una trottola di legno si passavano comunque allegri pomeriggi in compagnia.
I giochi di una volta erano semplici, sia nelle regole che nei materiali. Spesso erano anche autoprodotti, costruiti dai bambini stessi o dai loro genitori o nonni.
Un esempio? La corsa con i sacchi! Ogni partecipante si infilava in un grande sacco di juta (sì, quelli delle patate che grattano!) e si metteva sulla linea di partenza. Al via, si saltava da dentro il sacco il più velocemente possibile, per essere i primi a raggiungere il traguardo. È un gioco faticoso ed è difficile saltare nel sacco senza cadere… ma proprio per questo è molto divertente!
Ti abbiamo incuriosito?
Allora prendi bottoni, mollette di legno ed elastici e prova a giocare con noi!
Buon divertimento!
BALLI POPOLARI
Per fare comunità, creare senso di appartenenza e creare legami (spesso amorosi), gli abitanti di uno stesso paese si ritrovavano durante le serate o i momenti di festa per ballare insieme.
I balli potevano essere di coppia o di gruppo, spesso accompagnati da allegre e ritmate musiche dal vivo. I passi di danza venivano insegnati ai più piccoli dalle persone anziane ed essendo semplici e ripetitivi non era difficoltoso impararli e riprodurli.
In questo modo le giornate di festa risultavano momenti in cui veniva passata di generazione in generazione un’importante tradizione del luogo.
Per riscaldarci un po’ e divertirci in compagnia… Prendi un grande telo e qualche amico ballerino e prova a danzare con noi A nanna Larry
RICETTE DI FAMIGLIA
Storicamente gli abitanti del Monte di Brianza cucinavano piatti semplici e poveri, ma molto nutrienti. Si utilizzavano i prodotti di stagione regalati dalla natura (castagne, funghi, sambuco, ortiche) o quanto coltivato e allevato da ogni famiglia (carne, formaggi, legumi, mais).
Ad esempio, si mangiavano molto le castagne, “il pane dei poveri”: buonissime anche soltanto bollite e sbucciate, o tuffate nel latte (meglio se appena munto).
E poi erbe spontanee dalle tante qualità, ottime per insaporire frittate o creare gustosi risotti, zuppe o paste fresche, ad esempio con le ortiche. Ottimi anche i formaggi con latte di mucca o capra.
Le dolcissime bacche di sambuco venivano essere utilizzate per fare una golosa martellata o uno sciroppo per addolcire bevande o dolci.
Tanti nonni del Monte di Brianza ci hanno svelato le loro ricette di famiglia, che abbiamo provato a testare prima di condividerle con voi! Noi ci siamo leccati i baffi: quindi non vi resta che allacciare il grembiule e… mettere le mani in pasta!
STORIE E LEGGENDE
In ogni paese del Monte di Brianza da secoli si raccontano storie e leggende locali. I nonni le raccontavano ai figli e nipoti la sera, al caldo della stalla o davanti al focolare in cucina.
Spesso queste storie venivano raccontate per spiegare come si svolgessero dei lavori in maniera divertente, magari sotto forma di filastrocca. Altre volte, l’interno era di spaventare i piccolini e non farli andare in posti pericolosi del paese.
Ad esempio ad Aizurro di Airuno c’è un grande masso erratico, che si trova nella strada verso Veglio, dove si racconta che talvolta appare una donna spaventosa vestita di bianco, la Gibióna. Nessuno deve mai guardarla negli occhi o rispondere alla sue domande, altrimenti resterà incantato in trance.
Leggi qui le storie legate a questa misteriosa figura:
