Al museo MEAB di Galbiate si possono vedere molte cose antiche, che gli abitanti del Monte di Brianza usavano molti anni fa per cucinare, coltivare la terra, allevare i bachi da seta e suonare.
Nel seminterrato del museo c’è una vecchia stalla. Qui le persone raccontavano storie e cantavano canzoni, soprattutto in inverno, perché gli animali riscaldavano piacevolmente la stanza. Se apri bene le orecchie si sentono ancora oggi le voci dei contadini che raccontano storie e dicono filastrocche.
Nella vecchia cucina si trovano molti oggetti antichi e strani. L’oggetto più strano è il porta-bambini, una specie di girello di legno dove le madri mettevano i loro bambini piccoli mentre cucinavano.
Sul Monte di Brianza, a Cascina Rapello, c’è un percorso magico di opere di land art fatte con materiali naturali e immerse nella natura del bosco!
Queste grandi statue rappresentano gli animali del bosco e sono state realizzate da artisti internazionali con l’aiuto di gruppi di ragazzi da tutta Europa e persone con disabilità. Un grande e saggio gufo è il guardiano di questo bosco incantato popolato da serpenti, api, farfalle e opere sonore mosse dal vento.
Osservare queste opere d’arte stuzzica la fantasia… E se tu fossi un animale fantastico, quale saresti? Come ti muoveresti? Quali sarebbero le tue caratteristiche?
Ecco qualche esempio:
Inoltre, è bello pensare che l’arte si possa fare con tutto… anche con elementi che ci regala il bosco come sassi, legnetti e argilla!
Dai, fai una bella passeggiata, raccogli un po’ di materiali naturali e provaci anche tu! Eccoti un pizzico di ispirazione…
Opere di Land Art con materiali naturaliRiccio in argilla
Ma camminando nel bosco si incontrano altri esseri strani: i funghi! Alcuni sono colorati, altri hanno forme strane, altri sono velenosi… ma tutti svolgono un importante ruolo nell’ecosistema!
Lo sapevi che la vita di un fungo può anche essere avventurosa? Leggi questa divertente storia a fumetto inventata da noi!
Fumetto sui funghi realizzato durante l’evento “Porcino a chi?” nell’ottobre 2024
Danze, ricette, storie e leggende, giochi di una volta sono parte dell’identità culturale del Monte di Brianza. Un patrimonio fatto di saperi tramandati di generazione in generazione, di gesti sapienti, di narrazioni raccontate intorno al fuoco che esprimono l’essenza più profonda di questo territorio.
GIOCHI DI UNA VOLTA
Sul Monte di Brianza una volta i bambini si divertivano con poco: niente plastica o videogiochi ma con una corda, un sacco di juta o una trottola di legno si passavano comunque allegri pomeriggi in compagnia.
I giochi di una volta erano semplici, sia nelle regole che nei materiali. Spesso erano anche autoprodotti, costruiti dai bambini stessi o dai loro genitori o nonni.
Un esempio? La corsa con i sacchi! Ogni partecipante si infilava in un grande sacco di juta (sì, quelli delle patate che grattano!) e si metteva sulla linea di partenza. Al via, si saltava da dentro il sacco il più velocemente possibile, per essere i primi a raggiungere il traguardo. È un gioco faticoso ed è difficile saltare nel sacco senza cadere… ma proprio per questo è molto divertente!
Ti abbiamo incuriosito? Allora prendi bottoni, mollette di legno ed elastici e prova a giocare con noi!
Per fare comunità, creare senso di appartenenza e creare legami (spesso amorosi), gli abitanti di uno stesso paese si ritrovavano durante le serate o i momenti di festa per ballare insieme.
I balli potevano essere di coppia o di gruppo, spesso accompagnati da allegre e ritmate musiche dal vivo. I passi di danza venivano insegnati ai più piccoli dalle persone anziane ed essendo semplici e ripetitivi non era difficoltoso impararli e riprodurli.
In questo modo le giornate di festa risultavano momenti in cui veniva passata di generazione in generazione un’importante tradizione del luogo.
Per riscaldarci un po’ e divertirci in compagnia… Prendi un grande telo e qualche amico ballerino e prova a danzare con noi A nanna Larry
RICETTE DI FAMIGLIA
Storicamente gli abitanti del Monte di Brianza cucinavano piatti semplici e poveri, ma molto nutrienti. Si utilizzavano i prodotti di stagione regalati dalla natura (castagne, funghi, sambuco, ortiche) o quanto coltivato e allevato da ogni famiglia (carne, formaggi, legumi, mais).
Ad esempio, si mangiavano molto le castagne, “il pane dei poveri”: buonissime anche soltanto bollite e sbucciate, o tuffate nel latte (meglio se appena munto).
E poi erbe spontanee dalle tante qualità, ottime per insaporire frittate o creare gustosi risotti, zuppe o paste fresche, ad esempio con le ortiche. Ottimi anche i formaggi con latte di mucca o capra.
Le dolcissime bacche di sambuco venivano essere utilizzate per fare una golosa martellata o uno sciroppo per addolcire bevande o dolci.
Tanti nonni del Monte di Brianza ci hanno svelato le loro ricette di famiglia, che abbiamo provato a testare prima di condividerle con voi! Noi ci siamo leccati i baffi: quindi non vi resta che allacciare il grembiule e… mettere le mani in pasta!
In ogni paese del Monte di Brianza da secoli si raccontano storie e leggende locali. I nonni le raccontavano ai figli e nipoti la sera, al caldo della stalla o davanti al focolare in cucina.
Spesso queste storie venivano raccontate per spiegare come si svolgessero dei lavori in maniera divertente, magari sotto forma di filastrocca. Altre volte, l’interno era di spaventare i piccolini e non farli andare in posti pericolosi del paese.
Ad esempio ad Aizurro di Airuno c’è un grande masso erratico, che si trova nella strada verso Veglio, dove si racconta che talvolta appare una donna spaventosa vestita di bianco, la Gibióna. Nessuno deve mai guardarla negli occhi o rispondere alla sue domande, altrimenti resterà incantato in trance.
Leggi qui le storie legate a questa misteriosa figura:
Biodiversità, è una parola che indica la varietà di organismi viventi (piante e animali) che si trovano in un determinato territorio e che lo caratterizzano, rendendolo unico. Il Monte di Brianza, ad esempio, è caratterizzato dalla presenza di tantissimi castagni, funghi, ricci, tassi, volpi e faine.
Studiare la biodiversità è importante perché ci permette anche di capire lo stato di salute della natura che ci circonda ed è importante prendersene cura.
ECOSISTEMA BOSCO
È formato da alberi selvatici ad alto fusto, arbusti ed erbe più basse che costituiscono il sottobosco. È uno degli ecosistemi più importanti perché svolge molte funzioni ecologiche, ad esempio, la conservazione del suolo, la produzione di ossigeno e la conservazione della biodiversità.
Sul Monte di Brianza nei boschi ci sono moltissimi castagni, piante regine del territorio che in passato erano utili ai contadini per tante cose: il legno per costruire case e attrezzi, le castagne per essere mangiate, le foglie per fare i materassi, i ricci per essere bruciati… non si buttava via nulla!
Ma nel bosco non ci sono soltanto piante, ma diversi animali selvatici. Per capire quali siano gli abitanti del boschi del Monte di Brianza si può imparare a riconoscere le tracce, usando delle schede che insegnano a riconoscere impronte, ossa e feci degli animali selvatici.
Provaci anche tu quando sarai a passeggio nel bosco… aguzza la vista e scopri gli animali che sono passati prima di te!
ECOSISTEMA FIUME
Il Monte di Brianza affaccia il suo versante orientale sulle sponde dell’Adda, uno dei fiumi più importanti d’Italia.
La biodiversità di questo ecosistema è molto più complessa di quello che sembra: la maggior parte degli esseri viventi presenti non sempre è visibile, e soprattutto non bisogna pensare che in un ecosistema di questo tipo siano presenti solo i pesci, ma anche uccelli e micro e macro-invertebrati, senza escludere tutte le specie vegetali acquatiche e non acquatiche.
Fiumi e torrenti (anche fiumi che attraversano città) sono spesso posti molto belli da contemplare. Cambiano colore e aspetto nel corso delle stagioni. Osservare un fiume e il suo ambiente non significa però soltanto contemplare la sua bellezza, ma fare caso ad alcune sue caratteristiche.
ECOSISTEMA PRATO
Quando osserviamo un prato di fretta non ci rendiamo conto di quante diverse tipologie di erbe, fiori, animali e soprattutto insetti lo popolano.
Sul Monte di Brianza possiamo trovare moltissime le erbe spontanee: alcune con proprietà curative, altre commestibili e utili a cucinare piatti della tradizione.
Parlando degli insetti dei prati, le api sono sicuramente tra i più importanti quando si parla di biodiversità, perché fanno un lavoro importantissimo: permettono l’impollinazione e quindi lo sviluppo di moltissime specie di piante.
Le api vivono anche in relazione con l’uomo, infatti sul Monte di Brianza è molto praticata l’apicoltura, l’arte di allevare le api per avere poi il miele e altri prodotti (cera, propoli, polline).
Un tempo praticamente tutti gli abitanti del Monte di Brianza si dedicavano all’agricoltura, anche solo per coltivare nel proprio orto quanto necessario alla sopravvivenza della propria famiglia.
Moltissime persone erano quindi dei contadini, un mestiere duro ma necessario: ci si svegliava presto al mattino, si stava nei campi tutto il giorno (anche con la pioggia o col sole forte), si svolgevano diverse attività a seconda della stagione. Tanto impegno e fatica ma così cavoli, mais, segale, fagioli, insalate non mancavano mai sulle tavole degli abitanti del territorio.
I fagioli erano molto coltivati ed erano alla base di tante ricette come le zuppe. Per questo ci sono moltissime varietà di questo legume (che veniva mangiato al posto della carne) e alcune sono antichissime. Alcuni contadini li piantavano secondo l’antico sistema autoctono chiamato Le tre sorelle.
Le tre sorelle includono mais, fagioli e zucca, che si aiutano a vicenda a crescere e ci forniscono cibi diversi da raccogliere in momenti differenti dell’anno.
Hai mai provato a vivere una giornata da contadino? Noi sì, ed è una bella faticaccia… ma che soddisfazione assaggiare poi quanto hai piantato! Abbiamo capito che i semi sono piccoli e preziosissimi tesori!
Noi li abbiamo utilizzati anche per creare la nostra carta riciclando vecchi fogli e mescolando dentro dei semi di fiori originari del Monte Brianza: piantando la carta, possono crescere bellissimi fiori che aiutano la natura, dando cibo alle api e ad altri insetti che vivono qui, così stiamo aiutando a creare più case per loro e aggiungendo colore al mondo che ci circonda.
Airuno è un paese di circa 3000 abitanti che sorge alle pendici del Monte di Brianza.
La leggenda vuole che il nome del paese derivi dall’airone, il bellissimo re fenicottero della palude che comprendeva il territorio del fiume Adda oltre l’attuale strada statale.
In paese si trovano luoghi dal sapore antico e particolarmente importanti per la comunità locale, come il Santuario della Rocchetta (meta di passeggiate per molte famiglie, fedeli e amanti della natura e dei bei panorami), ma anche luoghi più recenti e amati dai bambini e dalle bambine, che li frequentano quotidianamente. È così che il Parco “Anita Pizzagalli Magno” e la passeggiata del PedalAdda si colorano di risate, partite a nascondino e tanta allegria.
La piccola guida che abbiamo creato è un invito a scoprire il territorio di Airuno con lo sguardo e la curiosità dei giovani cittadini:
Sul Monte di Brianza i contadini una volta si nutrivano dei frutti della terra e creavano delle ricette semplici ma nutrienti che tenevano conto dei vari prodotti delle stagioni. Oltre a quanto coltivato e al latte delle mucche o capre allevate, si usavano anche prodotti che si trovano passeggiando nei boschi. In autunno i tesori della tavola erano i funghi, le castagne e le erbe spontanee di stagione.
CASTAGNE
Sul Monte di Brianza l’albero che si incontra maggiormente passeggiando tra i boschi è il castagno. Ce ne sono di secolari che hanno visto passare sotto di sé tante generazioni.
Un secolo fa e più, le selve castanili erano molto curate in quanto il castagno dava da vivere ad intere famiglie. Da un solo albero si ricavava legna per scaldarsi o pali molto resistenti e in autunno si raccoglievano molte castagne che potevano essere seccate e mangiate anche durante il resto dell’anno secche, nel latte, sotto forma di farina…gli utilizzi erano tantissimi! E del castagno non si buttava via nulla!
ERBE SPONTANEE
Il paese di Ello è circondato da prati e boschi. Nei tanti prati si trovano molte erbe che le nonne utilizzavano in cucina e come rimedi naturali per i malanni. Ancora in autunno si trovano erbe molto comuni come la piantaggine e il tarassaco, buone cotte o crude, da mangiare in insalata o come pesto.
Attenzione: è sempre bene saperle riconoscere con precisione in quanto alcune non sono commestibili!
FUNGHI
Anche se i veri fungiatt (raccoglitore di funghi) non rivelano mai i loro posti segreti, a Ello tutti sanno che una gita in località “Morti della rata” non lascia mai a mani vuote. In questo luogo è presente una cappelletta circondata da un bel prato e un grande bosco.
E’ difficile trovare i famosi porcini, ma si possono trovare tante altre qualità di funghi come ad esempio le mazze di tamburo (buone da fare impanate come cotolette) o i chiodini (ottimi sott’olio).
Nota bene: i funghi, più delle erbe, nella maggior parte dei casi non sono commestibili! E’ sempre bene non raccoglierli se non li si sa riconoscere.
LATTE
Nel centro di Ello sorge una grande casa che ancora porta l’insegna di quello che è stata per tanti anni: La Latteria. Qui vive ancora un anziano signore che ha lavorato questa preziosa materia prima per tanti anni. Con il latte si possono fare formaggi, burro o gustarlo appena munto o insieme alla polenta.
Ti è venuto appetito? Ecco alcuni consigli e ricette deliziose che puoi provare a cucinare!
A Castello B.za, come in molti altri paesi della Brianza e sul nostro Monte di Brianza, si festeggia la fine dell’inverno bruciando su una grande pira la Gibiana o Giubiana.
Ne avete mai sentito parlare? Avete mai assistito al suo tradizionale rogo?
La Giubiana, o Gibiana – il suo nome varia infatti a seconda dei luoghi, così come le misteriose storie che la vedono protagonista – si festeggia l’ultimo giovedì di gennaio (il giovedì è proprio il giorno di ritrovo delle streghe!) e si cucinano castagne secche bollite con il latte, cutiscia (una frittella di farina bianca e acqua, fritta in olio) e risotto con la salsiccia. Alla fine della festa la Gibiana viene bruciata. Il fuoco serve per cancellare le cose negative dell’anno passato e dell’inverno, e accogliere il benessere che la primavera porta.
Per scoprire le diverse storie nate intorno a questa figura femminile presente nell’immaginario brianzolo, leggi le diverse storie che si tramandano da decenni in questi luoghi:
Ma si può mettere in scena la storia della Gibiana e farne un piccolo spettacolo teatrale con pupazzetti di carta autocostruiti?
E che succederebbe se la Gibiana incontrasse re e regine, supereroi e fantasmi?
Ecco il nostro teatrino:
Ed ecco le storie create con i dadi narranti:
Storia 1
C’era una volta una streghetta che si chiamava Gibiana. Era una persona normale: indossava un abito viola e viveva nel bosco delle streghe. Il suo peggior nemico era il cactus. Aveva un oggetto magico, cioè la spada che se la toccavi diventavi una statua, invece la collana che risucchiava le persone, ma a lei le dispiaceva e decise di fare pace con il cactus
Storia 2
C’era una volta una sirenetta di nome Ariel che aveva i capelli metà rossi e metà marroni e la cosa di colore verde acqua, che viveva nel paese delle caramelle e amava tuffarsi nelle cascate di cioccolata. Un giorno un fantasma di nome “Arturo che fa il duro” porta la sirena in montagna, entrano in una grotta con l’aiuto di una lanterna e trovano un diamante che ti porta dove vuoi tu.